sabato 15 dicembre 2012

Le truffe delle raccolte di fondi

A Napoli hanno appena sgominato una organizzazione i cui "volontari" raccoglievano soldi per delle false onlus il cui scopo era di aiutare bambini malati di cancro.

Un crimine davvero odioso in quanto sfruttava la generosità della gente convinta di aiutare dei bambini sfortunati ed invece quei soldi andavano ad ingrassare criminali senza scrupoli.  

Il danno è quindi doppio perchè, non solo quei soldi non aiutavano nessuno ma minano pure la fiducia della gente in tutte quelle associazioni che davvero fanno del bene.

Io già da anni ormai, mio malgrado, diffido da chiunque raccolga soldi per strada in quanto le garanzie che i soldi vadano dove effettivamente dovrebbero non ci sono...

E voi come reagite a chi vi chiede soldi per opere di beneficenza?
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6 commenti:

  1. fino a qualche anno fa davo soldi a tutti, un pò a questo, un pò a quello. L'ho fatto per anni e anni. La solidarietà era rivolta soprattutto alla ricerca e ai bambini (save the children, lega del filo d'oro i due che hanno avuto di più). Ora ho smesso. Non credo più a nessuno. Ne ho sentite troppe. Preferisco agire sul territorio e sapere dove vanno i miei soldi, quei pochi soldi rimasti per la beneficenza.

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  2. Per un po' di anni ho partecipato a raccolte fondi per AMREF.
    Noi sul banchetto mettevamo una bella sfilza di autorizzazioni, certificati e cose del genere.
    In più c'era un sacco di roba da prendere in cambio dell'offerta.

    Capisco benissimo cosa si prova quando si sentono notizie del genere.
    E' vero, il danno è doppio e pure devastante, perché la fiducia è una cosa che si perde facilmente e si riacquista con un sacco di tempo e di fatica.

    Quando mi chiedono soldi per strada, solitamente guardo prima i papiri, poi se hanno una base fissa tipo banchetto e poi chiedo un qualche riferimento per pagare in seguito, così ho il tempo di controllare.
    Questo per gli sconosciuti.
    Sui grandi nomi, solitamente vado più tranquillo.

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  3. ho sempre evitato quelli per strada.

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  4. io faccio tanta beneficenza a figli, nipoti, cognati sfigati
    conosco bene tutte le situazioni

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  5. Faccio parte di un'associazione di beneficenza e controllo personalmente dove vanno i nostri soldi (e quelli di chi ci dà fiducia) e i nostri lavori (sono per lo più lavori).
    La difficoltà maggiore, infatti, è persuadere le persone della nostra sincera onestà, tant'è siamo sostenute solo da chi ci conosce personalmente. Il che, tutto sommato, va benissimo: non siamo (ancora!) in grado di realizzare progetti faraonici, e, per le nostre contenute possibilità, la partecipazione che riceviamo è sufficiente. Della serie "faccio poco, ma lo faccio".

    Poi mi fido dell'Unicef, e cerco di sostenere, a prescindere, le associazioni per la ricerca scientifica (tipo AISM), perché la ritengo abbastanza importante da valere il rischio della "dispersione" dei fondi.

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